

Finalmente dopo anni di ricerca quasi morbosa, la soluzione si presentò ai miei occhi così, per puro caso, in un giorno qualunque mentre stavo surfando per la rete alla ricerca di tutt’altro.
Per anni avevo lasciato li quel libro a prendere la polvere. L’avevo progressivamente dimenticato, a tal punto da abbandonarlo in palestra a Trento. In quella palestra ove oltre al libro Hagakure di Yamamoto Tsunetomo noto anche con il nome buddhista Yamamoto Jōchō (山本 常朝), avevo lasciato un pezzo di me e non solo [n.d.r. alcune delle citazioni famose del filosofo japponese].
Quel giorno, nascosto tra un torrent ed un altro su tecniche combattive militari, sopravvivenza, esplosivi, manuali d’officina ed arti marziali, mi capitò di nuovo tra le mani una copia, questa volta elettronica, dell’Hagakure. Un fantastico e-book che mi rapì immergendomi in un tempo passato, lontano, che rievocò in me sogni e paure antiche. Un tempo così remoto che mi scosse come una scarica elettrica e mi inebetì a tal punto da perdere la cognizione del trascorrere dei minuti, del caldo, del freddo, della sete, della fame. Quando mi ridestai daltorpore, ero madido di sudore, con la bocca asciutta e la pelle d’oca… avevo trovato la via. La mia via! Il segno era giunto!
Finalmente dopo anni di meditazione ascetica fatta di buddhismo e muta sopportazione, era giunto il momento di smettere di osservare il mondo. Era giunto il momento di tornare a ruggire.
Chi conosce la mia natura di predatore non poteva credere che la tigre avesse deciso di farsi addomesticare. Chi mi amava piangeva in silenzio osservandomi in sukhasana meditare davanti alla mia vecchia armatura da demone. Quell’armatura che m’ aveva prosciugato l’anima e il cuore per offrirmi la possibilità. Quell’armatura che ora mi rideva in faccia sbeffeggiandomi delle mie debolezze. Le debolezze e le paure di chi privato dell’anima e del cuore, non può gustare il sapore della vita: il gusto delle piccole carezze, il soave suono dei vagiti del proprio figlio.

Il fato nel momento di massima devastazione, sul limitare della deflagrazione finale, mi scaglio il segno, la forza e la meta. Allora, ritemprato delle mie forze, capii che la tigre non poteva vivere cercando di essere una pecora con le zanne. Capii che il solo buddhismo non era sufficente. Capii che la mia via era il Bushidō (武士道, la via del guerriero).
Il Bushidō, un codice di condotta e un modo di vita, analogo al concetto europeo di Cavalleria, adottato dai guerrieri giapponesi. Un codice in cui sono raccolte le norme di disciplina, militari e morali che presero forma in Giappone durante gli shogunati di Kamakura (1185-1333) e Muromachi (1336-1573), e che furono formalmente definite ed applicate nel periodo Tokugawa (1603 – 1867). Quella via ispirata ai principi del buddhismo e del confucianesimo adattati alla casta dei guerrieri. Un codice di condotta che esigeva il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore che dovevano essere perseguiti fino alla morte. Un codice il cui venir meno a questi principi causava il disonore del guerriero, che espiava commettendo il seppuku, il suicidio rituale.
I sette principi del Bushidō

- 義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
- 勇, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
- 仁, Jin: Compassione
L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.
- 礼, Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.
- 誠, Makoto o 信, Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.
- 名誉, Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell’onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
- 忠義, Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

Per sigillare questa mia memoria, sperando che altri trovino la loro via, non posso esimermi dal ringraziare con ogni mia cellula, le due mie fonti di forza. Coloro che hanno saputo attendere che il guerriero ricaricasse le sue forze, coloro che con i loro respiri alimentano la mia fiamma di vita, coloro che con le loro lacrime dissetano le mie radici, coloro che con i loro sguardi riscaldano la mia anima e il mio cuore, altrimenti persi e soli:
Anna ed Ivan – Mia moglie e mio figlio <3











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